Museo Pietro Canonica

menu di accesso facilitato

vai direttamente a:
contenuto. cerca, sezione. lingue, menu. servizi, menu. principale, menu. percorso, menu. piedipagina, menu.

Appartamento privato

Appartamento privato

Nell’ala più antica dell’edificio è l’appartamento in cui è vissuto ed ha lavorato Pietro Canonica, dal 16 agosto 1927 fino all’8 giugno 1959, giorno della sua morte. L’appartamento è stato aperto al pubblico nel 1988 e annesso al percorso museale, dopo la scomparsa della signora Maria Assunta Riggio Canonica, seconda moglie dell’artista che continuò ad abitare nella casa anche dopo la morte dello scultore. La signora Riggio fu infatti nominata dal Comune di Roma “Conservatrice Onoraria” dell’Archivio Canonica.
Le sale dell’appartamento sono state restaurate e completamente arredate da Pietro Canonica secondo il gusto piemontese del XVIII secolo, dando la preminenza ad una concezione degli spazi di rappresentanza che esaltassero la sua immagine pubblica. Ambienti, quindi, che rispecchiando lo spirito dell’artista, della sua epoca e del suo ambiente sociale, costituiscono un esempio unico di casa- museo nell’ambito del panorama museale romano.

Studio

Studio

Lo Studio conserva lo stesso assetto del tempo in cui l’artista vi ha lavorato. L’ambiente è parte degli antichi locali un tempo di proprietà della famiglia Borghese.
Il soffitto della stanza, unico originale e non restaurato a spese dello scultore, è a cassettoni lignei e fu dipinto intorno agli anni 1833-1839, quando la villa divenne di proprietà di Francesco Aldobrandini Borghese. Nel soffitto vi sono raffigurati gli emblemi della famiglia Borghese - l’aquila e il drago, la stella ad otto punte della famiglia Aldobrandini e i tre caprioli araldici che compaiono nell’arme de La Rochefoucauld. Il principe Francesco aveva infatti sposato Adelaide de La Rochefoucould.
Al centro dello Studio è il tavolinetto con gli strumenti da lavoro utilizzati da Canonica, ancora sporchi di gesso e gli ultimi pezzi di creta rimasta plasmando il modellino del San Giovanni Bosco, l’ultima opera cui si dedicò l’artista. Al centro dell’atelier è il cavalletto da scultore con base rotabile sul quale è esposto il bozzetto in gesso della stele del Monumento a Giovanni Paisiello.

Nello studio sono conservati bozzetti preparatori di opere tradotte, poi, in marmo o in bronzo dall’artista e studi di sculture non realizzate. Alle pareti vi sono dipinti raffiguranti ritratti, autoritratti e scorci di paesaggi eseguiti da Canonica “durante le ore di ozio”. Una tela raffigurante uno Studio di mani e di piedi, donata all’artista dal suo maestro di disegno dell’Accademia Albertina Enrico Gamba (1831-1883) ed un’altra tela intitolata Lavandaie di Torino (1891), firmata da Demetrio Cosola (1851-1895) sono gli unici dipinti non eseguiti dall’artista esposti nell’atelier.

Scultura
P. Canonica, 1938
inv. C. 595
Dipinto
Enrico Gamba, 1854
inv. C. 326
Dipinto
Demetrio Cosola, 1891
inv. C. 329
Dipinto
P. Canonica, 1890-95 ca.
inv. C. 335
Dipinto
P.Canonica, 1952
inv. C. 663
Dipinto
P. Canonica, post. 1953
inv. C. 348
Dipinto
P. Canonica, 1952
inv. C. 352
Scultura
P. Canonica, 1906
inv. C. 372
Scultura
P. Canonica, 1897
inv. C. 371
Scultura
P. Canonica, 1903-04
inv. C. 596
Scultura
P. Canonica, 1943
inv. C. 367
Scultura
P. Canonica, 1922-23
inv. C. 531
Scultura
P. Canonica, 1920
inv. C. 353
Scultura
P. Canonica, 1941
inv. C. 529
Arredo
XIV secolo
inv. C. 251

torna al menu di accesso facilitato.